Stato Prigione

Riporto l’articolo come l’ho trovato QUI

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Di Llewellyn H. Rockwell, Jr.

Gli Americani, come forse ogni popolo, hanno una notevole capacità di disconnettersi da spiacevolezze che non li interessano direttamente. Sto pensando ad esempio alle guerre in terre straniere, ma anche al fatto stupefacente che gli Stati Uniti sono diventati il paese più innamorato delle prigioni del mondo, con oltre uno su 100 adulti che vivono come schiavi in carcere. Costruire e amministrare prigioni, rinchiudere la gente, sono diventati in un’attività importante del potere del governo nel nostro tempo, e per coloro che amano la libertà è già arrivato da molto il momento di cominciare preoccuparsi.
Prima di arrivare alle ragioni, guardiamo ai fatti come riportati dal New York Times. Gli Stati Uniti sono primi al mondo nella produzione di prigionieri. Ci sono 2,3 milioni di persone dietro le sbarre. La Cina, con una popolazione quattro volte superiore, ha 1,6 milioni in prigione.
In termini di popolazione, gli Stati Uniti hanno 751 persone in carcere ogni 100.000, mentre il competitore più vicino a questo proposito è la Russia con 627. Sono colpito da questo numero: 531 a Cuba. Il tasso globale medio è 125.
Veramente sorprendente è che la maggior parte di questa tendenza all’incarceramento è recente, risale in effetti agli anni 80, e la maggior parte di tale cambiamento è dovuto alle leggi sulla droga. Dal 1925 al 1975, il tasso di incarceramento era stabilizzato a 110, inferiore alla media internazionale, che è ciò che potreste aspettarvi in un paese che pretende di stimare la libertà. Ma è quindi schizzato su all’improvviso negli anni 80. C’erano 30.000 persone in carcere per droga nel 1980, mentre oggi sono mezzo milione.
Altri fattori includono l’attuale criminalizzazione di quasi tutto, persino il oltrepassare dei blocchi o il più piccolo dei furti. Ed i giudici sono sottoposti ad ogni specie di numeri minimi di sentenze richieste. Ora, prima di spostarci verso le cause e le risposte, vi prego di considerare cosa significa prigione. Le persone all’interno sono schiave dello stato. Sono catturate e rinchiuse e considerate dai loro rapitori come niente più di esseri biologici che occupano spazio. L’erogazione di qualsiasi servizio è contingente ai capricci dei loro padroni, che non hanno interesse alcuno nel risultato.
Ora, potreste dire che questo è necessario per qualche persona, ma siate consapevoli che si tratta del supremo assalto alla dignità umana. Essi “stanno pagando il prezzo” per le loro azioni, ma nessuno è nella posizione di trarre beneficio dal prezzo pagato. Non stanno lavorando per ripagare debiti o compensare vittime o lottando per superare qualche cosa. Stanno solo “passando il tempo,” mentre costano ai contribuenti quasi 25.000 dollari a testa. Questo è tutto ciò che queste persone sono per la società: un costo, e sono trattate come tali.
E le comunità in cui vivono in queste prigioni consistono di altra gente senza valore, e socializzano in questa mentalità assolutamente contraria ad ogni nozione di civilizzazione. Quindi c’è l’inesorabile minaccia e la realtà della violenza, il rumore indicibile, la dominanza di ogni perversità morale. In breve, le prigioni sono l’Inferno. Non deve sorprendere se non riabilitano nessuno. Come disse George Barnard Shaw, “la prigionia è irrevocabile quanto la morte.”
Ancora, tutto ciò che sappiamo circa il governo si applica a questo basilare programma governativo. È costoso (gli stati da soli spendono 44 miliardi di dollari nelle prigioni ogni anno), inefficiente, brutale ed irrazionale. Il sistema carcerario moderno è inoltre un fenomeno relativamente nuovo nella storia, usato per far rispettare priorità politiche (la guerra alla droga) piuttosto che per punire i crimini reali. Inoltre è azionato dalle passioni politiche piuttosto che da un genuino interesse per la giustizia. Lo scopo della guerra alla droga non è di ridurre il consumo ma piuttosto l’opposto. Le droghe illegali sono ora un’industria da 100 miliardi negli Stati Uniti, mentre la guerra alla droga di per sé è costata ai contribuenti 19 miliardi, proprio mentre i costi per operare il sistema della giustizia sono andati alle stelle (su del 418% in 25 anni).
La gente dice che il crimine è calato, per cui il sistema deve funzionare. Bene, questo dipende da cosa intendete per crimine. L’uso e la distribuzione di droga sono associati con la violenza soltanto perché illegali. Sono crimini perché lo stato dice che sono crimini, ma non entrano nella definizione usuale che troviamo nella storia della filosofia politica, che si concentra sulla violazione della persona o della proprietà.
Inoltre, il “crimine” dell’uso e della distribuzione di droga in realtà non è stato mantenuto basso; è solo diventato più sommerso. Con insieme somma ironia e giudizio sulla funzionalità delle prigioni, il mercato della droga è proprio lì molto attivo.
Ora le cause. Alcuni sociologi danno la prevedibile spiegazione che tutto questo è dovuto alla mancanza di una “rete sociale di sicurezza” negli Stati Uniti. In primo luogo, gli Stati Uniti hanno avuto una tal rete per cento anni, ma questa gente sembra non averlo notato, anche se per alcune persone non c’è una rete simile abbastanza grande. Inoltre, è più probabile che la presenza stessa di una tal rete – che crea un azzardo morale di modo che la gente non impara ad essere responsabile del proprio benessere – contribuisca al comportamento criminale (tutto il resto essendo uguale).
C’è, da ogni parte, chi attribuisce l’aumento a fattori razziali, dato che la popolazione incarcerata è sproporzionatamente nera e ispanica, e notando la disparità nei tassi del crimine in posti come il Minnesota con basse percentuali di minoranze etniche. Ma anche questo fattore potrebbe essere illusorio, particolarmente riguardo all’uso di droga, poiché è molto più probabile che un sistema di stato interferirà e punirà gli individui con minor influenza e peggior condizione sociale che quelli che lo stato considera rilevante.
Un punto più significativo ci arriva dagli analisti politici, che osservano la politicizzazione delle nomine giudiziarie negli Stati Uniti. I giudici fanno carriera sulla loro “durezza contro il crimine,” o sono nominati su tale base, ed hanno quindi ogni motivo per rinchiudere più gente di quanta la giustizia richieda veramente.
Un fattore cui non si è accennato finora nella discussione è il potere di pressione dell’industria carceraria stessa. La vecchia regola è che se sovvenzionate qualcosa, ne ottenete di più. E così è anche con le prigioni ed il complesso industrial-carcerario. Devo ancora trovare tutti i dati possibili su quanto grande questa industria sia, ma considerate che include aziende edili, manager di carceri private, guardiani, fornitori di servizi di ristoro, consiglieri, servizi di sicurezza ed altri 100 tipi di aziende per costruire e controllare queste società in miniatura. Che genere di influenza politica hanno? Sto speculando, ma dev’essere notevole.
Per quanto riguarda l’interesse pubblico, ricordate che ogni legge, ogni regolamentazione, ogni linea nei codici governativi, è fatta rispettare in definitiva per mezzo del carcere. La cella della prigione è il simbolo ed il fine ultimo dello statalismo stesso. Sarebbe bello se pensassimo agli interessi di coloro che sono prigionieri nella società e di coloro che lo diventeranno. Ma anche se è improbabile che sarete uno di essi, considerate la perdita dell’intimità, la perdita della libertà, la perdita dell’indipendenza, la perdita di tutto ciò che eravamo abituati a considerare davvero americano, nel corso della costruzione dello stato-prigione.
Ma il crimine non aumenterà se abbandoniamo il nostro sistema carcerario?
Lasciamo la risposta a Robert Ingersoll:

Il mondo è stato riempito di prigioni e segrete, di catene e fruste, di croci e patiboli, di schiacciadita e ruote da tortura, di boia e carnefici – ma questi terribili mezzi e strumenti e crimini hanno avuto ben poco successo nel preservare la proprietà e la vita. Si può ben dire dire che i governi hanno commesso molto più crimini di quelli che hanno evitato. Finché la società si piega e striscia di fronte ai grandi ladri, ce ne saranno sempre in abbondanza di piccoli per riempire le prigioni.

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Llewellyn H. Rockwell, Jr. è presidente del Ludwig von Mises Institute di Auburn, in Alabama, editore di LewRockwell.com ed autore di Speaking of Liberty. Vedi il suo archivio su Mises.org. Mandagli una mail. Commenta sul blog.

Link all’articolo originale.

Io sostengo l’Italia dei Valori

Sì, alla fine mi sono deciso: voterò Italia dei Valori.

Perchè, vi chiederete voi? E soprattutto, perchè ce lo dici?

I motivi sono vari… uno per esempio è che credo fortemente nella giustizia e l’IdV sembra essere l’unica che se ne preoccupa realmente e concretamente. Un’altro (citando il blog Voglio Scendere) è che esiste una lista (redatta da Peter Gomez e Marco Travaglio in aggiornamento al loro libro “Se li conosci li eviti”) detta “quote marron” dove sono riportati i nomi dei candidati nei guai con la giustizia suddivisi per categorie. Condannati in via definitiva, o in primo grado, o in appello (dibattimenti e patteggiamenti);

Continua su EraVolgare.net

Lettera a un bambino mai nato

Oriana Fallaci - Lettera a un bambino mai nato

“Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. È stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore. E quando ha ripreso a battere con tonfi sordi, cannonnate di sbalordimento, mi sono accorta di precipitare in un pozzo

dove tutto era incerto e terrorizzante. Ora eccomi qui chiusa a chiave dentro una paura che mi bagna il volto, i capelli, i pensieri. E in essa mi perdo. Cerca di capire: non è paura degli altri. Io non mi curo degli altri. Non è paura di Dio. Io non credo in Dio. Non è paura del dolore. Io non temo il dolore. È paura di te, del caso che ti ha strappato al nulla, per aggangiarti al mio ventre. Non sono mai stata pronta ad accoglierti, anche se ti ho molto aspettato.”

Il libro è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l’età né l’indirizzo: l’unico riferimento che ci viene dato per immaginarla è che vive nel nostro tempo, sola, indipendente e lavora. Il monologo comincia nell’attimo in cui essa avverte d’essere incinta e si pone l’interrogativo angoscioso: basta volere un figlio per costringerlo alla vita? Piacerà nascere a lui? Nel tentativo di avere una risposta la donna spiega al bambino quali sono le realtà da subire entrando in un mondo dove la sopravvivenza è violenza, la libertà un sogno, l’amore una parola dal significato non chiaro.

Recensione tratta da InternetBookShop

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Un voltaren per gli strappi politici

Il gesto di cui il carissimo, prestigiosissimo, simpaticissimo e qual si voglia altra qualificazione, Cavalier Silvio Berlusconi si è macchiato non è cosa da poco.

Strappare il programma del principale avversario politico non è cosa da poco ed indica una netta rottura, un secco NO al dialogo, alla discussione, all’alleanza e all’accordo tra i partiti.

Ma più che danneggiare l’avversario e tirare acqua al proprio mulino il NM (Nano Malefico) ha aiutato Uolter Ueltroni più di quanto crede. Se infatti da una parte ha dato un chiaro segnale di distaccamento, dall’altro è caduto nella trappola del ma anchista più famoso d’Italia.

Con la sua dialettica e la sua cultura, il caro Uolter rappresenta un muro molto spesso da buttare giù in un dibattito televisivo. Se in più ci aggiungiamo il fatto che ha alle sue spalle un titolo nobiliare e quindi è abituato a mantenere la calma e la pacatezza le cose si complicano ulteriormente, e questo il NM lo sa bene.

Il confronto quindi, come dice il Berlusca, molto probabilmente “non si farà”, ma in tal caso l’immagine del NM ne risentirà alla grande. Come può un candidato premier come lui, che basa tutta la sua politica sull’immagine, rifiutarsi di partecipare ad un dibattito televisivo sui temi principali con il famigerato Uolter?

Staremo a vedere, questo è il momento in cui il film comincia a farsi interessante.

E’ il momento di vedere se la volpe è effettivamente più furba del gatto.

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La dignità politica è nostra

Mi fa un pò sorridere la campagna elettorale di questi giorni. Un sorriso ironico, che ha ben poco da spartire con la felicità.

Mi fa sorridere vedere Berlusconi parlare agli italiani e proclamare in tutta Italia il Gazebo-Day: voi ci dite cosa dobbiamo fare e noi lo facciamo. Un pò come dire:”Ti prometto tutto quello che vuoi, basta che mi voti”, così se saranno in tanti a domandare la riduzione dell’orario lavorativo giornaliero da 8 ore a 5 probabilmente si farà. Così non si fa politica.

Mi fa sorridere vedere le dispute tra l’Udeur e Pdl per poi sentire Mastella pronunciare parole come:”Certo non abbiamo la ricchezza ed il patrimonio di Berlusconi, siamo artigiani della politica ma abbiamo la dignità politica e chiediamo solo pari dignità per presentarci agli italiani”. Non si prende in giro la gente.

Mi fa sorridere vedere i radicali abbassare la testa e infilarsi quatti quatti nel Pd, onde evitare la possibilità di non venire eletti. Questa non è coerenza.

Fa piangere vedere partiti come l’Udc e gente come Casini tentare ancora di mescolare morale cattolica a politica laica per poi fare un pò come gli pare, un pò come il detto:”Predica bene ma razzola male”.

Fa sorridere e piangere ma anche sperare, questa politica italiana. Fa sperare in un futuro diverso, migliore rispetto allo schifo cui siamo stati sottoposti giorno dopo giorno in questi anni. Fa sperare nel ritorno di quella che è la vera Italia, la patria della cultura, dell’eleganza, della raffinatezza e della cordialità. L’Italia che il mondo ha conosciuto e quella che tutti ci invidiano.

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Moratoria e legge 194

Ultimamente se n’è parlato tanto e non sono stati pochi quelli che hanno protestato contro la moratoria che viene vista come un tentativo di minare la libertà delle donne, libertà conquistata con tanta fatica.

Molti di più sono stati quelli che l’hanno difesa o hanno preso posizioni a riguardo senza neanche sapere di cosa si stesse parlando.

Iniziamo dunque andandoci a leggere la lettera spedita al Segretario Generale delle Nazioni Unite e sottoscritta da alcune personalità internazionali, tra cui Leggi il seguito di questo post »