Produzione di Sicurezza

Alcune delle domande più frequenti quando si parla di anarco capitalismo sono del tipo:

-Cosa succederebbe in un sistema anarco capitalista se la richezza fosse distribuita o acquisita adottando metodi violenti?
-Cosa succederebbe, nello stesso sistema, se gruppi di uomini si riunissero in bande per saccheggiare e depredare coloro che detengono dei capitali? (la storia ci riporta un’infinita di esempi)
-Chi dovrebbe difendere costoro?

Lo Stato, ovviamente, è escluso ma a questo punto, come ci si comporterebbe? I detentori di capitali dovrebbero assumersi in proprio la difesa dei propri capitali senza ausilio alcuno da parte di nessuno Stato, ma è possibile una cosa simile? E a che prezzo?

Ed ecco la risposta di Gustave de Molinari.

Argentina: l’ennesimo fallimento dello stato

CVD (Come Volevasi Dimostrare)

Lo Stato fallisce in Argentina mentre il sistema a capitalizzazione individuale per le pensioni va a gonfie vele in Cile.

Il Sud America insegna.

Stato Prigione

Riporto l’articolo come l’ho trovato QUI

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Di Llewellyn H. Rockwell, Jr.

Gli Americani, come forse ogni popolo, hanno una notevole capacità di disconnettersi da spiacevolezze che non li interessano direttamente. Sto pensando ad esempio alle guerre in terre straniere, ma anche al fatto stupefacente che gli Stati Uniti sono diventati il paese più innamorato delle prigioni del mondo, con oltre uno su 100 adulti che vivono come schiavi in carcere. Costruire e amministrare prigioni, rinchiudere la gente, sono diventati in un’attività importante del potere del governo nel nostro tempo, e per coloro che amano la libertà è già arrivato da molto il momento di cominciare preoccuparsi.
Prima di arrivare alle ragioni, guardiamo ai fatti come riportati dal New York Times. Gli Stati Uniti sono primi al mondo nella produzione di prigionieri. Ci sono 2,3 milioni di persone dietro le sbarre. La Cina, con una popolazione quattro volte superiore, ha 1,6 milioni in prigione.
In termini di popolazione, gli Stati Uniti hanno 751 persone in carcere ogni 100.000, mentre il competitore più vicino a questo proposito è la Russia con 627. Sono colpito da questo numero: 531 a Cuba. Il tasso globale medio è 125.
Veramente sorprendente è che la maggior parte di questa tendenza all’incarceramento è recente, risale in effetti agli anni 80, e la maggior parte di tale cambiamento è dovuto alle leggi sulla droga. Dal 1925 al 1975, il tasso di incarceramento era stabilizzato a 110, inferiore alla media internazionale, che è ciò che potreste aspettarvi in un paese che pretende di stimare la libertà. Ma è quindi schizzato su all’improvviso negli anni 80. C’erano 30.000 persone in carcere per droga nel 1980, mentre oggi sono mezzo milione.
Altri fattori includono l’attuale criminalizzazione di quasi tutto, persino il oltrepassare dei blocchi o il più piccolo dei furti. Ed i giudici sono sottoposti ad ogni specie di numeri minimi di sentenze richieste. Ora, prima di spostarci verso le cause e le risposte, vi prego di considerare cosa significa prigione. Le persone all’interno sono schiave dello stato. Sono catturate e rinchiuse e considerate dai loro rapitori come niente più di esseri biologici che occupano spazio. L’erogazione di qualsiasi servizio è contingente ai capricci dei loro padroni, che non hanno interesse alcuno nel risultato.
Ora, potreste dire che questo è necessario per qualche persona, ma siate consapevoli che si tratta del supremo assalto alla dignità umana. Essi “stanno pagando il prezzo” per le loro azioni, ma nessuno è nella posizione di trarre beneficio dal prezzo pagato. Non stanno lavorando per ripagare debiti o compensare vittime o lottando per superare qualche cosa. Stanno solo “passando il tempo,” mentre costano ai contribuenti quasi 25.000 dollari a testa. Questo è tutto ciò che queste persone sono per la società: un costo, e sono trattate come tali.
E le comunità in cui vivono in queste prigioni consistono di altra gente senza valore, e socializzano in questa mentalità assolutamente contraria ad ogni nozione di civilizzazione. Quindi c’è l’inesorabile minaccia e la realtà della violenza, il rumore indicibile, la dominanza di ogni perversità morale. In breve, le prigioni sono l’Inferno. Non deve sorprendere se non riabilitano nessuno. Come disse George Barnard Shaw, “la prigionia è irrevocabile quanto la morte.”
Ancora, tutto ciò che sappiamo circa il governo si applica a questo basilare programma governativo. È costoso (gli stati da soli spendono 44 miliardi di dollari nelle prigioni ogni anno), inefficiente, brutale ed irrazionale. Il sistema carcerario moderno è inoltre un fenomeno relativamente nuovo nella storia, usato per far rispettare priorità politiche (la guerra alla droga) piuttosto che per punire i crimini reali. Inoltre è azionato dalle passioni politiche piuttosto che da un genuino interesse per la giustizia. Lo scopo della guerra alla droga non è di ridurre il consumo ma piuttosto l’opposto. Le droghe illegali sono ora un’industria da 100 miliardi negli Stati Uniti, mentre la guerra alla droga di per sé è costata ai contribuenti 19 miliardi, proprio mentre i costi per operare il sistema della giustizia sono andati alle stelle (su del 418% in 25 anni).
La gente dice che il crimine è calato, per cui il sistema deve funzionare. Bene, questo dipende da cosa intendete per crimine. L’uso e la distribuzione di droga sono associati con la violenza soltanto perché illegali. Sono crimini perché lo stato dice che sono crimini, ma non entrano nella definizione usuale che troviamo nella storia della filosofia politica, che si concentra sulla violazione della persona o della proprietà.
Inoltre, il “crimine” dell’uso e della distribuzione di droga in realtà non è stato mantenuto basso; è solo diventato più sommerso. Con insieme somma ironia e giudizio sulla funzionalità delle prigioni, il mercato della droga è proprio lì molto attivo.
Ora le cause. Alcuni sociologi danno la prevedibile spiegazione che tutto questo è dovuto alla mancanza di una “rete sociale di sicurezza” negli Stati Uniti. In primo luogo, gli Stati Uniti hanno avuto una tal rete per cento anni, ma questa gente sembra non averlo notato, anche se per alcune persone non c’è una rete simile abbastanza grande. Inoltre, è più probabile che la presenza stessa di una tal rete – che crea un azzardo morale di modo che la gente non impara ad essere responsabile del proprio benessere – contribuisca al comportamento criminale (tutto il resto essendo uguale).
C’è, da ogni parte, chi attribuisce l’aumento a fattori razziali, dato che la popolazione incarcerata è sproporzionatamente nera e ispanica, e notando la disparità nei tassi del crimine in posti come il Minnesota con basse percentuali di minoranze etniche. Ma anche questo fattore potrebbe essere illusorio, particolarmente riguardo all’uso di droga, poiché è molto più probabile che un sistema di stato interferirà e punirà gli individui con minor influenza e peggior condizione sociale che quelli che lo stato considera rilevante.
Un punto più significativo ci arriva dagli analisti politici, che osservano la politicizzazione delle nomine giudiziarie negli Stati Uniti. I giudici fanno carriera sulla loro “durezza contro il crimine,” o sono nominati su tale base, ed hanno quindi ogni motivo per rinchiudere più gente di quanta la giustizia richieda veramente.
Un fattore cui non si è accennato finora nella discussione è il potere di pressione dell’industria carceraria stessa. La vecchia regola è che se sovvenzionate qualcosa, ne ottenete di più. E così è anche con le prigioni ed il complesso industrial-carcerario. Devo ancora trovare tutti i dati possibili su quanto grande questa industria sia, ma considerate che include aziende edili, manager di carceri private, guardiani, fornitori di servizi di ristoro, consiglieri, servizi di sicurezza ed altri 100 tipi di aziende per costruire e controllare queste società in miniatura. Che genere di influenza politica hanno? Sto speculando, ma dev’essere notevole.
Per quanto riguarda l’interesse pubblico, ricordate che ogni legge, ogni regolamentazione, ogni linea nei codici governativi, è fatta rispettare in definitiva per mezzo del carcere. La cella della prigione è il simbolo ed il fine ultimo dello statalismo stesso. Sarebbe bello se pensassimo agli interessi di coloro che sono prigionieri nella società e di coloro che lo diventeranno. Ma anche se è improbabile che sarete uno di essi, considerate la perdita dell’intimità, la perdita della libertà, la perdita dell’indipendenza, la perdita di tutto ciò che eravamo abituati a considerare davvero americano, nel corso della costruzione dello stato-prigione.
Ma il crimine non aumenterà se abbandoniamo il nostro sistema carcerario?
Lasciamo la risposta a Robert Ingersoll:

Il mondo è stato riempito di prigioni e segrete, di catene e fruste, di croci e patiboli, di schiacciadita e ruote da tortura, di boia e carnefici – ma questi terribili mezzi e strumenti e crimini hanno avuto ben poco successo nel preservare la proprietà e la vita. Si può ben dire dire che i governi hanno commesso molto più crimini di quelli che hanno evitato. Finché la società si piega e striscia di fronte ai grandi ladri, ce ne saranno sempre in abbondanza di piccoli per riempire le prigioni.

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Llewellyn H. Rockwell, Jr. è presidente del Ludwig von Mises Institute di Auburn, in Alabama, editore di LewRockwell.com ed autore di Speaking of Liberty. Vedi il suo archivio su Mises.org. Mandagli una mail. Commenta sul blog.

Link all’articolo originale.

Vossignori Alemanno e Schifani

Ho preso il testo qui sotto dal blog della casa editrice Chiarelettere, che a sua volta l’ha preso dal libro “Se li conosci li eviti” di Gomez e Travaglio.

Di seguito, infatti, sono riportati i “curriculum vitae” del signor Renato Schifani e Gianni Alemanno.

Si insomma, giusto per fare un pò di informazione e darvi la possibilità di sapere chi sono davvero queste due persone.

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Pardon

Ci sono volte in cui parlare non ha senso, in cui sarebbe meglio stare zitti ed evitare commenti di ogni genere.

Come in questi giorni per esempio. Giorni in cui a leggere i giornali ci si demoralizza di brutto.

Giorni in cui si scherza su problemi di portata non indifferente e in cui la falsità sembra farla da protagonista.

Ma poi ci si rende conto che è sbagliato fare finta di niente. Che è sbagliato stare zitti. Che è sbagliato pensare ad altro.

Che è sbagliato non fare informazione.

Lo chiamavano sagacia

A volte mi chiedo se Travaglio sia un alieno… resta il fatto che è un mito!

Uno di quei personaggi (come Beningi ad esempio) che mi fanno ancora sentire fiero di essere italiano.

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Io sostengo l’Italia dei Valori

Sì, alla fine mi sono deciso: voterò Italia dei Valori.

Perchè, vi chiederete voi? E soprattutto, perchè ce lo dici?

I motivi sono vari… uno per esempio è che credo fortemente nella giustizia e l’IdV sembra essere l’unica che se ne preoccupa realmente e concretamente. Un’altro (citando il blog Voglio Scendere) è che esiste una lista (redatta da Peter Gomez e Marco Travaglio in aggiornamento al loro libro “Se li conosci li eviti”) detta “quote marron” dove sono riportati i nomi dei candidati nei guai con la giustizia suddivisi per categorie. Condannati in via definitiva, o in primo grado, o in appello (dibattimenti e patteggiamenti);

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Grazie mille Magdi Allam

Mi scuso innanzi tutto per la lunga assenza, ma in questi giorni ho avuto un po’ di impegni e di scrivere proprio non ne ho avuto il tempo.
Ma torniamo a noi e alla nostra situazione attuale di cittadini italiani.
N.B. : i cittadini esteri non sono esclusi e -anzi- sono autorizzati a ridere di noi poveri italiani che siamo costretti ad aver a che fare con una classe politica pietosa di cui proprio non riusciamo a liberarci.
Come la maggior parte di voi saprà, qualche giorno fa, durante la mia assenza, il nostro caro amico Magdi Allam (vice direttore del Corriere della Sera) ha pensato bene di farsi battezzare.
Niente di cui lamentarsi. In Italia esiste la libertà di religione, culto, mistificazione e di essere imbecilli quanto si vuole, anche se sembra essere una libertà a senso unico dato che pare i cattolici ne detengano il monopolio.
Meglio quindi:
- Non dire di essere musulmano, altrimenti vieni prontamente etichettato come un terrorista;
- Non dire che sei testimone di Geova, altrimenti vieni prontamente etichettato come un ciarlatano;
- Non dire che sei ateo, altrimenti vieni prontamente etichettato come un poco di buono che tenta di minare la altrui libertà;
- Non dire che sei buddhista, altrimenti vieni prontamente etichettato come un imbecille figlio dei fiori con qualche grillo per la testa (e non parlo del Beppe);
- Non dire che sei ebreo, altrimenti vieni prontamente etichettato come una persona da mandare nei lager nazisti (e di gente che la pensa così ne esiste ancora molta).
Ma il rito dell’etichettaggio è ormai noto per qualsiasi ambito della società, indi per cui passiamo oltre.
Dicevo, niente di cui lamentarsi, se non che il ns. eminentissimo Magdy è stato battezzato con pubblica (e anche molto fastosa) cerimonia proprio da colui che contro quella libertà di religione ci si è scagliato con tutte le sue facoltà: il Papa!
Già, perché il relativismo che paparazzi ha così veementemente combattuto non è altro che la libertà di parola -e quindi di religione- che caratterizza la società in cui viviamo (anche se solo sulla carta).
Dove sta dunque tutta la coerenza che si è tanto vantato di portare avanti?
E se la lotta al relativismo è davvero un obiettivo da perseguire così fondamentale per la Chiesa cattolica non è forse il caso di domandarsi se è ancora opportuno definirsi dei cristiani cattolici?

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Crozza a Ballarò

Crozza facci ridere, che sennò qua bisognerebbe spararsi…

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Le ragioni del non voto

Ripropongo un’immagine che ho trovato QUI

Le ragioni del non voto

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