Lettera a un bambino mai nato

Oriana Fallaci - Lettera a un bambino mai nato

“Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. È stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore. E quando ha ripreso a battere con tonfi sordi, cannonnate di sbalordimento, mi sono accorta di precipitare in un pozzo

dove tutto era incerto e terrorizzante. Ora eccomi qui chiusa a chiave dentro una paura che mi bagna il volto, i capelli, i pensieri. E in essa mi perdo. Cerca di capire: non è paura degli altri. Io non mi curo degli altri. Non è paura di Dio. Io non credo in Dio. Non è paura del dolore. Io non temo il dolore. È paura di te, del caso che ti ha strappato al nulla, per aggangiarti al mio ventre. Non sono mai stata pronta ad accoglierti, anche se ti ho molto aspettato.”

Il libro è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l’età né l’indirizzo: l’unico riferimento che ci viene dato per immaginarla è che vive nel nostro tempo, sola, indipendente e lavora. Il monologo comincia nell’attimo in cui essa avverte d’essere incinta e si pone l’interrogativo angoscioso: basta volere un figlio per costringerlo alla vita? Piacerà nascere a lui? Nel tentativo di avere una risposta la donna spiega al bambino quali sono le realtà da subire entrando in un mondo dove la sopravvivenza è violenza, la libertà un sogno, l’amore una parola dal significato non chiaro.

Recensione tratta da InternetBookShop

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La dignità politica è nostra

Mi fa un pò sorridere la campagna elettorale di questi giorni. Un sorriso ironico, che ha ben poco da spartire con la felicità.

Mi fa sorridere vedere Berlusconi parlare agli italiani e proclamare in tutta Italia il Gazebo-Day: voi ci dite cosa dobbiamo fare e noi lo facciamo. Un pò come dire:”Ti prometto tutto quello che vuoi, basta che mi voti”, così se saranno in tanti a domandare la riduzione dell’orario lavorativo giornaliero da 8 ore a 5 probabilmente si farà. Così non si fa politica.

Mi fa sorridere vedere le dispute tra l’Udeur e Pdl per poi sentire Mastella pronunciare parole come:”Certo non abbiamo la ricchezza ed il patrimonio di Berlusconi, siamo artigiani della politica ma abbiamo la dignità politica e chiediamo solo pari dignità per presentarci agli italiani”. Non si prende in giro la gente.

Mi fa sorridere vedere i radicali abbassare la testa e infilarsi quatti quatti nel Pd, onde evitare la possibilità di non venire eletti. Questa non è coerenza.

Fa piangere vedere partiti come l’Udc e gente come Casini tentare ancora di mescolare morale cattolica a politica laica per poi fare un pò come gli pare, un pò come il detto:”Predica bene ma razzola male”.

Fa sorridere e piangere ma anche sperare, questa politica italiana. Fa sperare in un futuro diverso, migliore rispetto allo schifo cui siamo stati sottoposti giorno dopo giorno in questi anni. Fa sperare nel ritorno di quella che è la vera Italia, la patria della cultura, dell’eleganza, della raffinatezza e della cordialità. L’Italia che il mondo ha conosciuto e quella che tutti ci invidiano.

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Faith Freedom: la denuncia dell’Islam

Navigando per la rete mi sono imbattuto in questo sito:

Riporta le testimonianze di molti ex-musulmani che raccontano le motivazioni per cui hanno smesso di professare l’Islam.

Qui di seguito vi riporto una parte del brano Perchè ho lasciato l’Islam di Ali Sina (il fondatore di FaithFreedom.org), che credo sia molto illuminante sull’argomento.

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Mi viene spesso chiesto perché abbia abbandonato l’Islam. Per assurdo che possa sembrare, alcuni Musulmani non riescono neanche a immaginare l’idea che lasciare l’Islam sia una possibilità, o che sia possibile che qualcuno lo possa solo considerare. Arrivano persino a credere che coloro che lasciano l’Islam siano agenti mercenari al soldo degli Ebrei piuttosto che accettare il fatto che le persone hanno facoltà di pensare e che possano addirittura decidere che l’Islam non faccia per loro.

Quelle che seguono sono le mie ragioni.

Fino a pochi anni fa ero solito pensare che la mia fede nell’Islam non fosse basata sulla cieca imitazione ma che si trattasse piuttosto del risultato di anni di investigazione e di ricerca. Il fatto di aver letto molti libri sull’Islam, scritti da persone di cui approvavo il pensiero e trattanti filosofie che risiedevano all’interno della mia personale area di conforto, enfatizzavano la mia convinzione di aver trovato la verità. Tutte le mie ricerche di parte confermavano la mia fede. Proprio come gli altri Musulmani ero solito credere che per imparare qualcosa è necessario attingere direttamente alle fonti. Naturalmente la fonte dell’Islam è il Corano e i libri scritti da studiosi Musulmani. Di conseguenza, non sentivo la necessità di cercare altrove per trovare la verità, dal momento che ero convinto di averla già trovata. Come dicono i Musulmani, “Talare ilm ba’d az wossule ma’loom mazmoom”. La ricerca della conoscenza dopo averla già ottenuta è inutile.

Adesso mi rendo conto come questo sia stato un errore. Cosa dovremmo fare per conoscere la verità su un culto o su una setta fanatica? E’ forse sufficiente dipendere solo da ciò che dicono il suo capo e i suoi seguaci? O non sarebbe forse più saggio ampliare le nostre ricerche e scoprire cosa le altre persone hanno da dire su di loro? Scavare alla fonte ha senso soltanto in termini scientifici, perché gli scienziati non sono “credenti”. Non dicono qualsiasi cosa per via di una fede irrazionale. Gli scienziati fanno un’analisi critica delle prove. Questo è molto differente dall’approccio religioso che è basato interamente sulla fede e sulla credenza.

Suppongo che sia stata la mia familiarità con i valori umanisti dell’occidente a rendermi più sensibile e a stimolare il mio appetito per la democrazia, la libertà di pensiero, i diritti umani e l’uguaglianza. Fu allora che quando rilessi il Corano incontrai delle ingiunzioni che non erano a pari con i miei nuovi valori umanisti, mi sentivo sotto stress e a disagio nel leggere comandamenti come questi:

Corano 3:90

Ma coloro che rifiutano la Fede dopo averla accettata, e proseguono nel loro schernire la fede, - mai sarà accettato il loro pentimento; perché sono coloro che sono stati sviati.

Corano 16:106

Chiunque che, dopo aver accettato la fede in Allah, pronuncia l’Infedeltà – eccetto sotto costrizioni, con il cuore restante saldo nella Fede – ma così da aprire il loro petto all’Infedeltà, su di loro è l’Ira di Allah, e per loro vi sarà una terribile Punizione.

Ora si potrebbe pensare che la terribile punizione ivi menzionata sia relativa all’aldilà. Ma Muhammad si assicurò che queste persone ricevano la loro punizione anche in questo mondo:

Corano 9:14

Combatteteli, e che Allah li punisca con le vostre mani, li ricopra con onta, aiuti (la vostra vittoria) contro di loro, curi i petti dei Credenti.

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