Grazie mille Magdi Allam

Mi scuso innanzi tutto per la lunga assenza, ma in questi giorni ho avuto un po’ di impegni e di scrivere proprio non ne ho avuto il tempo.
Ma torniamo a noi e alla nostra situazione attuale di cittadini italiani.
N.B. : i cittadini esteri non sono esclusi e -anzi- sono autorizzati a ridere di noi poveri italiani che siamo costretti ad aver a che fare con una classe politica pietosa di cui proprio non riusciamo a liberarci.
Come la maggior parte di voi saprà, qualche giorno fa, durante la mia assenza, il nostro caro amico Magdi Allam (vice direttore del Corriere della Sera) ha pensato bene di farsi battezzare.
Niente di cui lamentarsi. In Italia esiste la libertà di religione, culto, mistificazione e di essere imbecilli quanto si vuole, anche se sembra essere una libertà a senso unico dato che pare i cattolici ne detengano il monopolio.
Meglio quindi:
- Non dire di essere musulmano, altrimenti vieni prontamente etichettato come un terrorista;
- Non dire che sei testimone di Geova, altrimenti vieni prontamente etichettato come un ciarlatano;
- Non dire che sei ateo, altrimenti vieni prontamente etichettato come un poco di buono che tenta di minare la altrui libertà;
- Non dire che sei buddhista, altrimenti vieni prontamente etichettato come un imbecille figlio dei fiori con qualche grillo per la testa (e non parlo del Beppe);
- Non dire che sei ebreo, altrimenti vieni prontamente etichettato come una persona da mandare nei lager nazisti (e di gente che la pensa così ne esiste ancora molta).
Ma il rito dell’etichettaggio è ormai noto per qualsiasi ambito della società, indi per cui passiamo oltre.
Dicevo, niente di cui lamentarsi, se non che il ns. eminentissimo Magdy è stato battezzato con pubblica (e anche molto fastosa) cerimonia proprio da colui che contro quella libertà di religione ci si è scagliato con tutte le sue facoltà: il Papa!
Già, perché il relativismo che paparazzi ha così veementemente combattuto non è altro che la libertà di parola -e quindi di religione- che caratterizza la società in cui viviamo (anche se solo sulla carta).
Dove sta dunque tutta la coerenza che si è tanto vantato di portare avanti?
E se la lotta al relativismo è davvero un obiettivo da perseguire così fondamentale per la Chiesa cattolica non è forse il caso di domandarsi se è ancora opportuno definirsi dei cristiani cattolici?

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Comuni(one)cazione sociale

Mi riferisco all’articolo apparso qualche minuto fa sul sito dei Papaboys (il nome è tutto un programma, scusate, ma mi vien da ridere).

Eh già,  secondo quanto dice il nostro amatissimo papa i mass media non possono finire nelle mani di

“chi se ne avvale per manipolare le coscienze”, o venire asserviti “ad un protagonismo indiscriminato”

è per questo che radio Maria trasmette a livello mondiale, senza preoccuparsi che esiste una legge che vieta alle emittenti  di superare i 4 Watt per metro quadro, a 60 Watt per metro quadro. E’ per il nostro bene. Come è per il nostro bene che fanno credere alle vecchiette di 80 anni (che non hanno i mezzi critici per opporsi a tali affermazioni) che i professori della Sapienza hanno le corna e sono figli di Satana.

E’ per questo che alla trasmissione Porta a Porta ogni sera c’è un “modestissimo” rappresentate della Chiesa, come anche alla trasmissione di Ferrara. E’ per questo che fanno Don Matteo alla sera, e non Imam Muhammad, Rabbino Giosuè o Profeta Buddha.  Ma ricordiamocelo sempre, è per il nostro bene.

 ”Il secolarismo di impronta occidentale, diverso e forse più subdolo di quello marxista presenta - ammonisce il Papa - segni che non possono non preoccuparci”. Benedetto XVI pensa “ad esempio, alla ricerca sfrenata dei beni materiali, alla riduzione della natalità, e ancora al calo della pratica religiosa con una sensibile diminuzione delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata”

La verità è che la gente si sta accorgendo delle falsità presenti nella Bibbia. Nascono meno bambini perchè non c’è più la necessità di farne, perchè da vecchi avremo altre possiblità di vivere la nostra vita e non abbiamo bisogno di fare 12/13 figli perchè questi ci mantengano in futuro. Sono molti meno (rispetto per esempio a 60 anni fa) quelli che non sono andati a scuola e sono molti meno quelli si fanno abbindolare a tal punto da farsi preti, ma sono molti di più quelli che cominciano a pensare con la loro testa, che si accorgono che la vita è loro, che hanno solo questa possibilità e che una volta morti lo sì è per sempre.

Papa Ratzinger: “L’inferno esiste. In Quaresima digiuno dai media”

Riporto pari pari l’articolo così come è apparso il 7 febbraio 2008 sul sito de La Repubblica

L’inferno esiste e non è vuoto. Benedetto XVI lo riafferma nel tradizionale incontro di inizio Quaresima con i parroci romani, sottolineando che la salvezza non è automatica, non arriverà per tutti, e l’inferno è una possibilità reale. Il papa teologo ha anche avanzato una proposta: se il periodo che precede la Pasqua deve essere di digiuno dal cibo, lo sia anche dalle parole e dai media. “Abbiamo bisogno di uno spazio senza il bombardamento permanente delle immagini, di crearci spazi di silenzio e anche senza immagini, per riaprire il nostro cuore all’immagine vera e alla parola vera”. […]
Era stato il teologo svizzero Urs Von Balthasar, grande amico oltre che collega di Ratzinger, a ipotizzare che l’inferno fosse vuoto. Ribadendo un concetto che espresse anche recentemente durante la visita alla parrocchia Santa Felicita nella periferia romana, Benedetto XVI ha ripetuto oggi, con parole ferme e chiare, la verità sulla punizione eterna: l’inferno c’è.
Rispondendo a un sacerdote che gli chiedeva della necessità, per la Chiesa, di tornare a parlare delle “cose ultime”, come peccato, inferno, vita dopo la morte, papa Ratzinger ha detto che non bisogna dare per scontato che la salvezza sia una cosa gratuita e che ”non tutti ci presenteremo uguali al banchetto del Paradiso” ma sarrano anzi invece molti quelli che dovranno purificarsi. Citando la sua ultima enciclica Spe Salvi, il pontefice ha ricordato infatti la realtà del Giudizio ultimo e, a questo proposito, ha accennato ai totalitarismi del XX secolo che, volendo cambiare solo il mondo, hanno rischiato di distruggerlo: “Chi non lavora per il paradiso non lavora neanche per il bene degli uomini sulla terra: nazismo e comunismo che volevano cambiare solo il mondo, lo hanno distrutto”.

Ancora una volta la Chiesa, attraverso le parole del Papa, ripresenta tutta la sua morale vecchia e antiquata, basata sul terrore e sulla paura. Una morale che, senza la punizione, non potrebbe stare in piedi. Nessuno infatti la seguirebbe mai se non avesse paura del castigo e/o cercasse la salvezza. Non sono riuscito comunque a capire come è arrivato alla conclusione che l’inferno non sarebbe vuoto. Come può il “Dio infinitamente misericordioso” non perdonare quegli esseri (da egli stesso creati) che si sono allontanati da lui? E come può un dio che è infinitamente buono, onnipresente e onnipotente permettere il male? Se è onnipresente il Diavolo è una sua parte, se è onnipotente il Diavolo non esiste e se è infinitamente buono allora Satana non è una sua creazione (peccato che secondo le basi Cristiane risulti che Satana è parte derivata da Dio).Che senso ha dunque, adorare qualcosa di impossibile?
Mi ha stupito anche la conclusione (da notare come pezzo assai comico), con il riferimento al nazismo e al comunismo. Non mi pare proprio il caso che sia proprio il Papa a farci la predica, lui che rappresenta la Chiesa, un’istituzione che fra le tante alleanze può fregiarsi di atti quali: i patti lateranensi col regime fascista, i patti col regime nazista, l’appoggio delle gerarchie vaticane a Peron, Allende, Pinochet, l’appoggio a svariate dittature africane e molto altro… quindi almeno (dato che è ispirato da Dio e si fa chiamare sua Santià) abbia l’umiltà di non essere ipocrita.
Ma per fortuna c’è anche chi sta dalla nostra parte ^^

Veronesi: “Così la Chiesa perde credibilità”

«Mi sembra si voglia fare un gran polverone. Che cosa c’entrano le nascite premature con l’aborto?». Nella domenica in cui Papa Benedetto XVI celebra «La giornata per la Vita» invitando a tutelare anche quella più fragile, il professor Umberto Veronesi, convinto difensore della legge 194 sull’interruzione di gravidanza («è stata una delle conquiste più importanti per la salute e la libertà della donna negli ultimi 30 anni», ha sempre sostenuto) si dichiara alquanto sconcertato dal clamore suscitato dal documento dei direttori delle cliniche di ostetricia e ginecologia delle facoltà di Medicina delle università romane. «Per quello che ho letto sui giornali è una sciocchezza», è la prima reazione di Veronesi, l’ex ministro della Sanità che come medico tra le tante battaglie vinte può vantare anche quella di aver fatto nascere centinaia di figli e reso felici le sue pazienti malate di tumore.

In che senso, professor Veronesi, sarebbe una sciocchezza?
«Non c’è il tema. Con mia moglie Susy che è pediatra ne abbiamo appena parlato: non c’è niente di nuovo, non capisco di cosa si voglia discutere. Si sostiene che quando un bambino nasce prematuro bisogna rianimarlo: ma lo sappiamo benissimo! E’ ovvio che un medico debba soccorrere un neonato prematuro. Se sta morendo lo aiuterà a morire, se ce la fa a sopravvivere lo deve aiutare a vivere. Mi sembra implicito. Piuttosto quello che mi sconcerta è l’accostamento che si fa con l’aborto. L’aborto è altra cosa. Aborto significa un’interruzione di gravidanza in cui la madre decide che non vuole far crescere il feto. Nell’aborto il bambino nasce morto. Vogliono rianimare un aborto?»

La sua posizione sulla 194 è comunque diversa da chi pensa che la vita inizi dal concepimento. Per fare ancora più chiarezza, tra tante strumentalizzazioni, le leggo una frase del documento: «Un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio e assistito adeguatamente». Condivide?
«Ma, certo: un neonato va trattato per farlo vivere; perché dovrebbe essere candidato a essere ucciso? E’ come scoprire l’acqua calda, nella legge è già così; quindi, come ha dichiarato la senatrice Paola Binetti basta applicare la legge. Io sono a favore del neonato e, del resto, chi si sognerebbe di non esserlo? Ripeto: se da una nascita normale, pur se prematura, il neonato nasce vivo vuol dire che merita di essere rianimato. Se poi il neonato è a rischio è chiaro che bisogna stare attenti. E’ il medico che deve decidere cosa fare se il neonato è malformato, se gli manca mezzo cervello…E’ una decisione da prendere secondo coscienza».

Questa decisione spetta ai medici a prescindere dai genitori?
«Sì. I genitori non contano o almeno non devono contare. Li si deve ascoltare ma non hanno rilevanza. Quando un bambino è nato, non è più tuo. E’ il discorso che vediamo con i Testimoni di Geova: hanno le loro convinzioni rispettabilissime. Ma un neonato è un altro essere vivente, un altro cittadino che ha diritto di essere tutelato e difeso».

Cosa pensa di questa nuova stagione di polemiche degli anti abortisti?
«E’ un’offensiva senza speranza».

E della campagna per una moratoria dell’aborto?
«Non so proprio cosa voglia dire», risponde Veronesi. Pausa. Poi: «Sono tutti tentativi in extremis di una Chiesa che sta valutando e verificando la sua perdita di credibilità. E si attacca, purtroppo, sempre di più a posizioni indifendibili».

(Fonte: La Stampa)