Ateismo

Nella sua accezione più ampia, il termine ateismo (dal greco “atheos”, “senza dio, privo di dio”, composto dall’alfa privativo α- e da θεός, dio) definisce la posizione sia di chi non riscontra nell’esistente alcun soggetto dotato di proprietà superiori o soprannaturali, sia di chi afferma positivamente l’impossibilità dell’esistenza di siffatti soggetti; si contrappone al teismo. Si differenzia anche dall’agnosticismo, categoria cui appartengono tutti coloro che sulla questione “sospendono” o comunque non esprimono giudizio. Da notare che in passato, con il termine ateo, alcuni credenti definivano anche, impropriamente e per lo più spregiativamente, gli appartenenti a religioni diverse dalla propria.

Non necessariamente il termine ateismo è sinonimo di areligiosità. Può infatti darsi il caso di atei dichiarati che credono in concetti come “forza universale” o simili, i quali, pur non avendo caratteri teistici, conservano comunque elementi di religiosità (posizione avvertita ma fortemente contestata da Michel Onfray, che la esclude dalla propria ateologia). Per esempio Bertrand Russell si è sempre proclamato ateo, ma era un matematico platonico, e dichiarava in Storia della filosofia occidentale (Longanesi, Milano 1983, pp.55-56): «La matematica è, credo, ciò su cui sostanzialmente poggia la fede in una verità esatta ed eterna, nonché in un mondo intelligibile al di sopra dei sensi.» Questa è un’affermazione non di carattere monoteista, ma certamente panteista, e quindi religiosa. Alcuni considerano il buddismo una religione atea in quanto si occupa di spiritualità ma non presuppone l’esistenza di una divinità. Il Buddha va piuttosto considerato un agnostico, poiché dichiara (Majjhima Nikàya, discorso 63°): “Quindi, Malunkyaputta, tieni presente quello che ho spiegato perché l’ho spiegato e quello che non ho spiegato perché non l’ho spiegato. Quali sono le cose che non ho spiegato? Se l’universo è eterno o no; se l’universo è finito o no; se l’anima è la stessa cosa del corpo o no.” Bisogna anche tenere presente che se egli non riconosceva gli dèi, e anzi aveva atteggiamenti sprezzanti nei loro confronti, nella realtà ha creato i presupposti perché i posteri considerassero proprio lui una divinità. Come infatti è poi puntualmente avvenuto.

Analogamente il termine ateismo non è necessariamente sinonimo di anticlericalismo, il quale si caratterizza piuttosto come movimento di opposizione all’ingerenza temporale del clero nella vita civile, e quindi può essere appannaggio anche di credenti che vogliano tenere separati i due ambiti. Inoltre vi è la posizione opposta a quella dei credenti anticlericali, la quale è invece da includere nell’ateismo, pur essendo molto particolare: è quella dei cosiddetti “atei cristianisti/teocon”, i quali sostengono i valori cristiani, pur non credendo nell’esistenza del Dio cristiano.

Sebbene molti tra coloro che si dichiarano atei condividano un diffuso scetticismo di fondo verso il soprannaturale e lo spirituale, le convinzioni degli atei provengono da mille diverse fonti culturali, filosofiche, sociali e storiche, cosa questa che fa sì che non esista né un pensiero unico né una linea comune di comportamento e di azione tra gli atei. Una distinzione molto significativa ed efficace è quella tra l”ateismo pratico” e l’”ateismo teorico”, di cui si può trovare origine nella categorizzazione dell’empietà fatta da Platone nel dialogo Le Leggi (Libro X, 885 B - 909 E), dove l’ateo “pratico” (quello che vive come se la divinità non esistesse) è passibile di condanna al carcere, ma l’ateo “teorico” (quello che nega l’esistenza degli dèi e che li irride) deve essere messo a morte. Le sue parole sono addirittura: “…i colpevoli di tale empietà falsa e menzognera vanno messi a morte non una, ma più volte.”

Da Wikipedia - L’enciclopedia libera

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